Tutto quello che c'è da sapere sulla Blue Whale

01.06.2017

Che cosa è il Blu Whale? Come si gioca? Quali sono le regole?


Il "gioco" nasce online. 

Un fenomeno che sarebbe partito dalla Russia per poi diffondersi in America Latina e ora anche in Europa: dalla Spagna al Portogallo, ma anche alla Francia e alla Gran Bretagna.

Dopo 50 giorni di prove sempre più perverse, fatte di autolesionismo, svegliarsi presto alla mattina presto, ascoltare musica alienante, guardare film horror e tanto altro, porterebbe al suicidio i ragazzi. 


Le regole

Si inizia a giocare al "Blue Whale" attraverso internet. 

Si verrebbe ingaggiati tramite social network: Instagram, WhatsApp, Facebook, chat. Ad orchestrare le operazioni, quello che è stato definito "curatore": sarebbe lui a guidare i ragazzi psicologicamente vulnerabili prova dopo prova, dopo averli convinti di possedere informazioni che possono far male alla loro famiglia. Chi partecipa alla sfida si provocherebbe, prima di tutto, dei tagli alle braccia e pubblicherebbe post contrassegnati dall'hashtag #f57.

Il "gioco" dura 50 giorni e prevede una serie di prove da superare che vengono assegnate da un "Curatore": si comincia da piccoli tagli, a disegnare balene (le balene sono state scelte come simbolo di questo "gioco" perché si "suicidano" spiaggiandosi senza apparente motivo sulle coste), fino ad arrivare alla visione di film horror, alzarsi prestissimo la mattina, corse notturne e, infine, "salta da un edificio alto e riprenditi la tua vita". 

Il tutto facendo filmare il suicidio da qualcuno. Sempre le regole prevedono che dopo ogni "sfida" vengano cancellate foto o altre prove del passaggio allo stadio successivo.


Le origini del Blue Whale

Tutto sarebbe nato nel maggio del 2016, quando la rete televisiva russa RT trasmette un servizio sui gruppi che parlano di suicidio sul social network VKontakte, VK.com. Sempre nello stesso mese, anche una testata russa, la Novaya Gazeta, parla di qualcosa che somiglia al "Blue Whale Challenge", dichiarando che 130 ragazzini si sarebbero suicidati nel Paese tra il novembre 2015 e aprile 2016 proprio a causa di sfide estreme di ragazzini che usano la balena come simbolo. La risonanza del servizio ha portato imitatori e non sono mancati gli sciacalli che hanno speculato sul tema. In Russia, sempre a quanto riporta Snopes.com, gruppi "Blue Whale" sembrerebbero infatti davvero esistere. 

E sarebbero nati dopo la morte di Rina Palenkova, un'adolescente russa che si sarebbe suicidata dopo aver postato una sua foto su VK.com

Inizialmente però lo scopo di questi gruppi non era tanto quello di indurre i giovani al suicidio, ma di fare marketing cavalcando una moda del momento, per avere pubblicità e traffico. Sul social network VKontakte infatti, è possibile raccogliere pubblicità e guadagnare soldi grazie alle proprie pagine.


I protagonisti. 

Il 21enne Phillip Budeikin, noto come "lis" ("volpe") che, al momento, è incarcerato in Russia. Secondo gli inquirenti di San Pietroburgo, avrebbe istigato al suicidio 15 teenager in 10 diverse regioni russe tra il dicembre 2013 e il maggio 2016. Il processo, però, è ancora in corso. Inoltre, se da un lato lui sembra confermare l'accusa vantandosi di aver contribuito a eliminare della "spazzatura biologica"


La polizia postale

Sempre molto attenta a ciò che succede sul web, ha diffuso una serie di regole che potrebbero aiutare a prevenire e a combattere il Blue whale

Ecco cosa fare e a cosa prestare attenzione: 

1) parlare con i propri figli del fenomeno Blue whale, per capire cosa ne sanno e cosa ne pensano; 

2) porre attenzione a repentini cambi di comportamento, rendimento scolastico, sonno o veglia; 

3) segnalare alle forze dell'ordine chi istiga a farsi male; 

4) chiedere aiuto se si viene minacciati; 

5) avvertire un adulto se si pensa che un amico sia coinvolto nel Blue whale; 

6) segnalare qualsiasi cosa che possa far sospettare che qualcuno è in questa pratica o vorrebbe coinvolgere altri. 

La Polizia postale si sta muovendo in queste settimane con Interpol e Europol

"Inoltre stiamo monitorando l'evoluzione degli hashtag. Per fortuna abbiamo dei canali diretti con Facebook e Twitter e altri importanti social network. A loro chiediamo log per identificare in tempo reale gli utenti".

https://www.facebook.com/unavitadasocial/