Sicuri che il cyberbullismo sia l’unico pericolo online ?

05.06.2017

Le foto di classe, il filmino della recita, ma siamo sicuri che il cyberbullismo sia l'unico pericolo online per la privacy dei minori?



La discussione pubblica sulla salvaguardia dei dati personali davanti ai giganti digitali (motori di ricerca, social network, servizi di messaggistica, commerciali, etc), spesso incappa nell'errore più semplice e banale di tutti: quello di non considerare le basi, le realtà che tutti quotidianamente vivono, in continuità o meno con la rete. Il Garante per la protezione dei dati personali, con una guida di 21 pagine, ha deciso di fare chiarezza partendo da una di queste realtà, quella scolastica.

Si comincia con riposte a domande semplici. Per esempio: i video delle recite violano la privacy? E la pubblicazione delle graduatorie? I temi che contengono dettagli personali dello studente, comele notizie sulla sua vita familiare e privata possono essere letti in classe?

Per restare sui capitoli dedicati alle tecnologie, è bene sapere che no, riprese video e fotografie raccolte dai genitori durante le recite, le gite e i saggi scolastici non violano la privacy. Attenzione, però: si presuppone che le immagini, in questi casi, siano raccolte per fini personali e destinate a un ambito familiare o amicale.
Quando si parla di un'eventuale pubblicazione (o diffusione, in generale) diventa necessario, di regola, ottenere il consenso informato delle persone presenti nelle fotografie e nei video. Lo stesso vale per gli studenti che registrino lezioni: è lecito farlo, ma solo a scopo personale (vedi studio individuale). Se si volesse diffondere o pubblicare i materiali, anche in questo caso sarebbe necessario chiedere il consenso agli interessati.

"Alla capacità tecnologica non corrisponde eguale maturità nel comprendere la necessità di difendere i propri diritti e quelli degli altri". Da questo assioma deriva una riflessione sul cyberullismo.

Il tema di molestie o soprusi via social media è certamente spinoso e qualche indelicatezza sembra esserci. Parlando dei troppi ragazzi vittime di insulti, discriminazioni e cyberbullismo infatti, l'opuscolo indica come estrema conseguenza il suicidio, gesto che meriterebbe forse di essere considerato in un contesto psicologico e sociale meno generico. Il sexting viene citato insieme cyberbullismo e commenti odiosi, intendendone quindi la dimensione di ingerenza nella vita privata e non permessa. L'invio di immagini sessualmente esplicite di per sé, infatti, può anche avvenire in maniera consenziente senza violare la volontà del destinatario.

La guida La scuola a prova di privacy è un opuscolo che verrà inviato in formato digitale a tutte le scuole pubbliche e private e potrà essere richiesto in formato cartaceo, o scaricato direttamente dal sito.

Molte le informazioni per niente scontate, per esempio la gestione dei dati relativi ai pagamenti dei servizi di mensa: "Non si può pubblicare sul sito della scuola, o inserire in bacheca, il nome e cognome degli studenti i cui genitori sono in ritardo nel pagamento della retta o del servizio mensa; né può essere diffuso l'elenco degli studenti, appartenenti a famiglie con reddito minimo o a fasce deboli, che usufruiscono gratuitamente di tale servizio". Oppure, l'organizzazione della video sorveglianza: "Le telecamere che inquadrano l'interno degli istituti possono essere attivate solo negli orari di chiusura, quindi non in coincidenza con lo svolgimento di attività scolastiche ed extrascolastiche".



Fonte;(https://www.lultimaribattuta.it)