Salvo i ragazzi dalle trappole del web. Mamma Rosa, sentinella digitale

17.02.2017


"Mia nipote adescata in chat, dobbiamo diventare esperti anche noi" 



Cagliari, 15 febbraio 2017 - ROSA MAURA e suo marito Maurizio (a destra) sono due delle 250 sentinelle digitali della Sardegna, una rete di genitori 2.0 che da Cagliari a Nuoro - coordinata dallo psicoterapeuta Luca Pisano - monitora l'attività digitale dei propri figli e dei loro amichetti. Tra i guardiani sardi della Rete non mancano, però, anche ex vittime di cyberbullismo e ragazzini che avevano perpetrato violenze on line.

Rosa Maura, come mai ha deciso di seguire il corso del professor Pisano?
«Mia nipote, all'epoca quattordicenne, tre anni fa aveva installato la app Ask, che consente a estranei di fare domande anche se il mittente non sa chi lo cerca. Un giorno è venuta da me dicendomi che un 40enne l'aveva contattata chiedendole di incontrarla. 'Ho paura di raccontarlo alla mamma perché poi mi toglie Facebook', mi ha rivelato».

A quel punto cosa ha fatto?
«Siamo intervenute, con sua madre, cancellando Ask. Poi io e la madre abbiamo seguito il corso Ifos, scoprendo che si trattava di un caso di grooming: quando i predatori sessuali non nascondono nemmeno la loro identità e fanno il lavaggio del cervello ai più piccoli. Noi siamo state fortunate, perché spesso i ragazzini non parlano degli abusi».

Come istruisce i suoi figli per prevenire i rischi digitali?
«Il più piccolo ha cinque anni e ancora lo tengo a distanza dalle nuove tecnologie, mentre la bimba di dieci ha iniziato il percorso di rodaggio. Abbiamo comprato un telefonino a nome mio, tutto schermato, che lei può usare solamente in casa, senza essere iscritta ai social network. Scrive solamente su WhatsApp. Qualsiasi ricerca fa su Google io lo vedo nel mio cellulare, perché sono due dispositivi cloni».

Così non crede di invadere la sua privacy?
«In questo ambito la privacy non esiste, le regole ci sono e vanno seguite. Mia figlia condivide questi principi, sa che il suo telefonino è sotto controllo».

Le è capitato di segnalare al professor Pisano gravi casi di cyberbullismo?
«Ancora non mi è successo, anche se diverse volte ci rivolgiamo a Ifos perché è il nostro punto di riferimento. Spesso vogliamo sdrammatizzare la situazione. Una volta una mamma mi ha chiamato preoccupata perché sua figlia 14enne si era iscritta a Snapchat ed era stata contattata da un islamico, allora io ho chiamato Pisano e lui mi ha tranquillizzato spiegandomi che fa parte della natura dei social imbattersi in persone di cultura diversa. Questa rete per noi è una specie di enciclopedia: dove non arriviamo noi singoli, arriva lei. Ci sarebbe bisogno di un network più forte, diffuso in tutta Italia».

Il corso come è strutturato?
«Ci hanno fornito gli elementi digitali di base. Io, da pedagogista, non ero a digiuno di informatica, mentre mio marito non aveva molta confidenza con le nuove tecnologie. Ora siamo l'interfaccia tra i nostri figli e la Rete».

L'altro figlio a che età lo inizierà?
«Verso i nove anni, ma solamente come rodaggio: non gli indicherò mai la via della Rete senza spiegargli prima i rischi a cui va in contro».


( Fonte ; www.quotidiano.net )