Quando il web racconta le storie di vittime quotidiane troppo spesso inascoltate...

29.03.2017


... Per loro ero una specie di sconosciuto... quasi un pericolo... 



Mi ricordo che era una guerra...


alle elementari in pratica avevo paura di uscire di casa gli altri bambini mi disprezzavano in un modo assurdo e mi affibiavano soprannomi imbecilli;
alle medie c'è stato un periodo di calma, diciamo, se non fosse che temevo quasi di uscire di casa tant'è che mi son ritrovato 20 motorini appresso oltre al fatto che gente che non avevo mai visto sapeva chi ero e dove stavo, e mi chiedevo come ciò fosse possibile dato che non uscivo mai... non ho mai capito per quale ragione c'era gente che ce l'aveva con me, che mi spegneva la sigaretta sul braccio mentre io ero beato a giocare in una salagiochi di un bar o perché tra tanta gente proprio con me ce l'avevano... ma ormai non ha più importanza. Alle superiori ero una specie di zimbello quando credevo che le cose si sarebbero sistemate, ebbi la fortuna di finire nella classe più indisciplinata dell'istituto, tant'è che tu arrivavi la mattina, la classe era così piena di cartacce e bricchi succhi di frutta che il bidello riempiva almeno mezzo sacchetto delle immondizia al giorno. I rapporti poi non erano facili... per loro ero una specie di sconosciuto... quasi un pericolo... e dato che non andavo fuori in discoteche e pub mi disprezzavano, sembrava quasi che per loro fosse inconcepibile che una persona diversa da loro potesse esistere. Come se non bastasse cercavano di farti pesare TUTTO in un modo inimmaginabile. Soprattutto per questa ragione se tu eri introverso e particolarmente timido non potevi in alcun modo approcciarti con le ragazze e lì saltavano fuori anche veri insulti, se non addirittura palline di scotch in testa (e non fanno bene, l'assicuro), o peggio i pezzi di carta masticati e sputati.