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05.08.2017

L'urlo di indignazione di un giovane ragazzo di Riva del Garda, Marzio Canneva



Il triste messaggio pieno di parole forti, piene di rabbia, ma comprensibili quando si vive una realtà difficile.

Sappiamo tutti come negli ultimi periodi si sia scatenato l' odio più assurdo, sopratutto sui Social network, dove le persone, nascondendosi dietro le tastiere credono di poter sputare sentenze su tutto è tutti.

Il disagio espresso per l'esperienza di sentirsi ed essere giudicati "diversi" degli omosessuali sembra derivare dall'orientamento culturale prevalente nella società, in questa l'eterosessualità è percepita come la normalità generando così la persistente e sottile sensazione di essere "sbagliati".

 Tutto ciò lo si può vedere nella scuola e negli ambienti di lavoro, istituzioni apparentemente "asessuate", ma in cui la sessualità eterosessuale è fortemente presente nei modi in cui sono agiti i ruoli di genere, le interazioni quotidiane e le pratiche istituzionali. Più esplicitamente nella scuola, nella misura in cui in essa si apprendono e si confermano i modelli di normalità, inclusa la normalità di genere e di comportamento sessuale. 

Meno esplicitamente nei contesti di lavoro, non solo perché riguardano età diverse, ma perché la conferma e la disconferma della normalità, così come le attese e gli stereotipi, relativi alle competenze e ai comportamenti propri di ciascun genere, sono lasciate quasi esclusivamente ai rapporti informali, anche se non mancano pratiche istituzionali che operano da filtro potente come il colloquio di lavoro e le forme di allocazione delle mansioni e delle opportunità di carriera. 

Per questo in tali contesti le persone omosessuali si sentono spesso costrette a decidere se rendere o meno conosciuto il proprio orientamento sessuale e più in generale si sentono vulnerabili al giudizio di pari o di superiori.