Diffamazione via Social è reato!!!

07.11.2018

La Legge è chiara e non ammette ignoranza!!!


L'articolo 595 del codice penale, disciplina l'ipotesi di diffamazione nel nostro ordinamento. La L. 48/2008, grazie alla quale sono state introdotte nel nostro ordinamento una serie di nuove ipotesi di reato classificate genericamente come crimini informatici, non ha però nulla aggiunto in ordine alla possibilità di configurare anche il reato diffamazione perpetrato attraverso le reti informatiche o telematiche.

La fattispecie fa parte dei delitti contro l'onore, un gruppo di reati classificati al Capo II del codice penale italiano (artt. 594-599) per la comune caratteristica di offendere attingendo il valore sociale della persona offesa. Il bene giuridico che si tutela, nella condotta tipica del delitto di diffamazione, disciplinato dall'art. 595, è la reputazione intesa come l'immagine di sé presso gli altri. L'analisi testuale della norma consente di risalire ai suoi elementi strutturali:

l'offesa all'altrui reputazione, intesa come lesione delle qualità personali, morali ,sociali, professionali, etc. di un individuo;
la comunicazione con più persone, laddove l'espressione "più persone" deve intendersi senz'altro come "almeno due persone";
l'assenza della persona offesa, da intendersi secondo la più autorevole dottrina come l'impossibilità di percepire l'offesa..
Non è difficile sostenere, tuttavia, che la fattispecie di reato di cui all'art. 595 del codice penale, è sufficientemente generica da ricomprendere anche tutti quei comportamenti offensivi che si compiono attraverso le reti informatiche e le moderne tecniche di comunicazione in generale (SMS, Chat, Newsletter etc.).

Infatti, sono state numerosissime le sentenze della Suprema Corte di Cassazione che, in modo analogico, hanno applicato l'ipotesi di diffamazione anche a messaggi rilasciati sulla rete.

Sentenze diffamazione su Facebook
Una fra tutte è la pronuncia della Suprema Corte di Cassazione che, con la Sentenza n° 24431/2015, ha stabilito che postare un commento offensivo sulla bacheca di Facebook della persona offesa integra il reato di diffamazione a mezzo stampa.

Il Giudice di Legittimità ha stabilito che inserire un commento su una bacheca di un social network significa dare al suddetto messaggio una diffusione che potenzialmente ha la capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone, sicché, laddove questo sia offensivo, deve ritenersi integrata la fattispecie aggravata del reato di diffamazione.

La Cassazione si confronta con l'utilizzo illecito e smodato dei cosiddetti social network, e sottolinea la diffusività delle affermazioni che compaiono su tali siti.

Proprio in ragione del fatto che i commenti che compaiono su tali social network hanno una diffusione capillare e potenzialmente illimitata, la Cassazione ritiene che le offese espresse in tal modo debbano ritenersi aggravate, come se commesse a mezzo stampa.