IL FENOMENO HIKIKOMORI

In Giappone il fenomeno ha aspetti estremizzati e anche più tipicizzati, legati anche alla particolarità della società giapponese stessa: spesso hikikomori è il figlio maggiore di una famiglia con un background socioeconomico medio-alto e un'età media compresa tra i 18 e i 27 anni.



In genere, i primi sintomi di reclusione, cioè una tendenza di chiusura espressa evitando la comunicazione, si presentano molti anni prima (Kondo, 1997; Ministry of Health, Labour and Welfare, 2003; Saito T. 1998). Secondo dati ufficiali recenti l'età media si sta modificando e attualmente è stata individuata fra i 30 e i 40 anni.
Un Hikikomori giapponese su cinque ha comportamenti violenti espressi: buchi nei muri della stanza; azioni di violenza nei confronti dei famigliari, in particolare verso la madre. Sui fattori che contribuiscono alla nascita di Hikikomori è facile riscontrare esperienze di sofferenza psicologica causata ad esempio da atti di bullismo durante l'infanzia o la prima adolescenza. Questi eventi hanno creato difficoltà nella frequenza scolastica e possono aver influito sulla successiva drastica interruzione. Il rifiuto scolastico è in effetti l'elemento più comune fra le condizioni che poi evolvono nell' auto reclusione (Honjo et al., 1992).

Lo psichiatra Satoru Saito (2001) ritiene che il fattore narcisistico sia determinante nell'evoluzione di hikikomori. Egli sostiene che l'innaturale rapporto madre-figlio, che ha un notevole peso nello stato di hikikomori, sia legato anche al problema della presenza-assenza del padre. L'assenza del padre assorbito dal lavoro, che è una prerogativa della famiglia giapponese, simboleggia l'importanza del ruolo che riveste all'interno della società e il sacrificio per la famiglia. L'assenza della figura paterna non fa che rafforzare parallelamente l'attaccamento e la relazione madre-figlio, contribuendo allo sviluppo di un esagerato narcisismo del figlio.

Il governo Giapponese, vista la rilevanza sociale del fenomeno, ha individuato alcuni criteri diagnostici specifici per questo problema:

  • Ritiro completo dalla società per almeno sei mesi;
  • Presenza di rifiuto scolastico e/o lavorativo;
  • Al momento di insorgenza di Hikikomori non erano state diagnosticate schizofrenia, ritardo mentale o altre patologie psichiatriche rilevanti;
  • Tra i soggetti con ritiro o perdita di interesse per la scuola o il lavoro sono escluse le persone che continuano a mantenere relazioni sociali (Ministry of Health, Labour and Welfare, 2003).

I sintomi del fenomeno Hikikomori descritti da Saito Tamaki (1998) sono: ritiro sociale, fobia scolare, e ritiro scolastico. L'isolamento sociale autoindotto in modo prolungato può essere accompagnato dalla presenza di ulteriori sintomi: antropofobia (paura della gente e dei contatti sociali), automisofobia (paura di essere sporchi), agorafobia (paura di ambienti non famigliari e di spazi aperti), manie di persecuzione, disturbi ossessivo-compulsivi, comportamenti regressivi, evitamento sociale, apatia, letargia, umore depresso, pensieri di morte e tentato suicidio, inversione del ritmo circadiano di sonno-veglia, internet addiction disorder, comportamenti violenti contro la famiglia, in particolare verso la madre.

Il ritiro sociale è il sintomo principale che può manifestarsi con uno spettro di possibilità: da comportamento isolato a soggetti che non abbandonano la loro stanza per mesi o anni. Nei casi più gravi riportati in Giappone, l'Hikikomori non esce dalla sua stanza né per lavarsi, né per alimentarsi, chiedendo che il cibo sia lasciato dinanzi alla porta di accesso alla stanza. L'universo simbolico della "stanza chiusa" può assumere significati contrapposti: o luogo di rifugio (una sorta di "isola protetta"); o luogo di "prigionia" 




Fonte;https://www.centro-hikikomori.it